Olimpiadi

Martedi' 20 aprile 2004

» Posted by on 1 Feb, 2012 in Gare ed Eventi svolti, Il Polemicone | 0 comments

Era il 1996 più o meno di questo periodo e mi accingevo a partecipare alla Maratona di Torino con un obiettivo preciso: siglare una prestazione cronometrica che mi consentisse la partecipazione alle Olimpiadi di Atlanta.Ricordo che quella mattina le condizioni climatiche non favorivano il mio stato d’animo: pioveva ed il cielo era grigio, ma dovevo farcela.

Dovevo farcela anche per un altro motivo, avevo un tifoso speciale, mio nonno Assuero, che di lì a poco non avrebbe potuto più tifare per me da questa terra, ma dall’alto dei cieli più alti. E Torino non mi tradì.Trovai l’affetto della gente per le strade ed un asfalto che mi faceva volare: vinsi con la migliore prestazione italiana dell’anno ed una delle migliori di sempre.Sapevo che mio nonno Assuero mi aveva visto correre, e lui sapeva che quella gara era la sua.

Tornai a Roma ed il magnifico trofeo di Torino, il Toro Rampante di Bronzo, simbolo della città lo regalai a mio nonno che se lo teneva sul comodino vicino al suo letto finchè quel Toro se lo volle portare su quella che diventò la sua casa definitiva nel piccolo cimitero di Albano Laziale.

Alle Olimpiadi non fui convocata per merito dell’abitudine tutta italiana di non riconoscere la parola MERITOCRAZIA come facente parte del nostro vocabolario. Alle olimpiadi andarone le tre atlete allenate dall’allora responsabile tecnico della maratona femminile (!!!) e nessuna delle tre meritava il MIO POSTO: si ritirarono in due e l’altra arrivò 13a.Io per tutta risposta vinsi il titolo italiano a Carpi siglando nuovamente la migliore prestazione italiana dell’anno e arrivai seconda alla maratona di New York, correndo nuovamente in 2h28″. Quella era la mia risposta.

Quello era il mio 1996, quelle erano le mie Olimpiadi di Atlanta. Da quel giorno ho cominciato a vedere le Olimpiadi per quello che sono: una delle tante manifestazioni sportive, non la più grande se non per certi sport minori che hanno visibilità soltanto in quell’occasione. Tenendo presente che il giorno della Maratona Olimpica contemporaneamente si svolgono tante altre gare, che la partecipazione è limitata a soli tre atleti per nazione (immaginiamo se il kenia portasse tutti quelli che hanno il minimo di partecipazione!), che lo spirito olimpico, (hai voglia a ossigenare la fiamma): è morto e stramorto!

Non parliamo poi della frase che squittisce così “Alle olimpiadi l’importante è partecipare”, l’alibi di chi non va sul podio e di chi ruba le maglie azzurre a chi le merita.

E sono arrivata a pensare quello che segue:

le Olimpiadi dovrebbero essere un fatto relativo a chi le merita. Ogni paese dovrebbe poter portare tutti gli atleti che vuole purchè abbiano il minimo di partecipazione, che dovrebbe essere molto selettivo.

Dovrebbero essere una manifestazione in cui si esprime il massimo della competizione fra atleti veri che si allenano 6/8 ore per trecentosessantacinque giorni l’anno: quindi no alla farsa della partecipazione di pseudo atleti improvvisati di paesi che non hanno atelti perchè di fatto non consentono lo svolgimento di attività sportive o le contrastano per scelte politiche.

Le selezioni dovrebbero funzionare così:

si pone un minimo di partecipazione, si organizzano i trials: il giorno x nella maratona y tutti quelli che hanno intenzione di misurarsi nella selezione Olimpica sono invitati a partecipare, i primi tre che siglano il minimo (con le dovute correzioni relative alle condizioni climatiche) conquistano il posto.

In questo modo nessuno avrà con chi lamentarsi se non con la malasorte che non lo ha fatto arrivare in forma alla selezione. Se nessuno fa il minimo non partecipa nessuno.In Italia questo modo di selezionare è troppo semplice, troppo ridotto all’osso, troppo trasparente (e di conseguenza troppo difficilmente aggirabile) per i gusti di un paese dove, come ho già accennato prima parlando della meritocrazia, bisogna sempre premiare quelli che fanno parte dello stesso giro, i portaborse (è il caso di dirlo) e i burattini/atleti dello sport. Negli ultimi anni ho visto troppe “migrazioni” degli atleti verso i tecnici istituzionali per non avere modo di pensarla così.

Evviva lo sport, a prescindere dai 5 cerchi, evviva lo sport che si dovrebbe insegnare nelle scuole elementari invece di costringere i genitori a sballottare i bimbi da una piscina all’altra da un campetto all’altro, evviva lo sport con il suo valore PIU’ IMPORTANTE: il rispetto dell’altro.

Evviva lo sport di chi lo pratica e non di chi lo comanda.