Sono Franca..

New York 1998. Franca Fiacconi di Roma vince la Maratona più prestigiosa

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Quando un atleta deve presentarsi, spesso il tutto si riduce ad una sfilza di risultati tecnici.

Io credo che dietro ad un risultato ci sia sempre una piccola o grande storia, e nella storia non c’è solo l’atleta ma anche un insieme di persone che lo hanno aiutato a diventare un CAMPIONE.

Io voglio dirvi CHI SONO… guardando oltre, poiché prima dell’atleta c’è la persona, prima del risultato c’è la storia di un essere umano che per arrivare ad ottenere un qualcosa di grande ha dovuto mettere continuamente in discussione se stesso e, di conseguenza, le proprie scelte.
L’unica cosa che non ho mai messo in discussione è stata la VOGLIA DI CORRERE, una grande PASSIONE che dall’ età di 12 anni, quando ho gareggiato per la prima volta, non mi ha mai abbandonato.

Sono nata in un quartiere popolare di Roma, l’ALBERONE, così chiamato perché quando costruirono i primi palazzi nel dopoguerra, fu piantata una QUERCIA secolare che diventò il simbolo della piazza, una grande pianta dunque, che, come nessun altro, ben rappresenta la FORZA. Ero e potevo rimanere la persona più normale e più sconosciuta del mondo: mio padre impiegato nelle Ferrovie dello Stato, mia madre casalinga, due sorelle. L’unica persona che poteva essere definita come un personaggio straordinario nel quartiere era mio nonno ASSUERO : era conosciuto per la sua forza incredibile, operaio nelle Ferrovie dello Stato, consumava le sue giornate sui binari e per arrotondare lo stipendio appena poteva andava a caricare di carbone le caldaie delle magnifiche LOCOMOTIVE, usando una pala forgiata appositamente per lui per 50 kg a colpo.

Piazza Navona ha cambiato la mia vita A 12 anni non si sa dove si potrà arrivare, si può soltanto sognare e io cominciai a sognare da quel giorno d’inverno del 1977 quando mi ritrovai senza volerlo in testa ad una corsa su strada a Roma. Dovevo partecipare ad un concorso di pittura per ragazzi a Piazza Navona a ROMA ed invece mio zio Vincenzo, avendo saputo che c’erano delle gare di corsa per ragazzi, mi propose di parteciparvi. Quando andammo a fare l’iscrizione gli organizzatori ci informarono che le ragazze della mia età avevano già gareggiato e che se avessi voluto correre avrei dovuto farlo insieme ai ragazzi della mia età, senza numero e cioè fuori gara, oppure avrei dovuto correre con le ragazze più grandi. Non accettavo di gareggiare con i ragazzi, non per di loro, ma per il fatto di correre senza numero. Scelsi allora (tanto per cominciare!) la via più difficile: correre con le ragazze più grandi. La gara si svolgeva intorno all’anello della piazza: 3 giri per un totale di circa 1500 metri. Partii velocissima e andai in testa alla gara. Ricordo ancora che mio zio gridava: ”corri alla corda!!” ed io, che non comprendevo minimamente cosa volesse dire (correre vicino al bordo della curva per risparmiare metri), CORREVO e PENSAVO solo di voler arrivare al primo posto. Arrivai quarta allo sprint, non senza aver “tirato il collo alle avversarie” Questo fu l’inizio del mio modo di correre in testa alla corsa che ha caratterizzato la mia carriera. Da quel giorno, dicevo, ho cominciato a sognare, e ad impegnare tutta me stessa per tramutare il sogno in realtà.

Inizio l’attività agonistica L’attività agonistica giovanile mi ha visto impegnata prima con due e poi con quattro allenamenti settimanali presso lo Stadio delle TERME DI CARACALLA a Roma, all’ombra del COLOSSEO. Da piccola amavo le gare di mezzofondo in pista: correre i 1500 metri mi piaceva di più, ma molti sostenevano che nel futuro mi sarei impegnata nelle distanze più lunghe. Ricordo ancora che il mio primo allenatore, alla richiesta di farmi allenare di più, rispondeva: “Se ti facessi allenare tanto ora che sei giovane, da adulta quanto ti dovrai allenare?” Beh, disse una grande verità, perché tutte le ragazze che all’epoca correvano con me, anche le più forti smisero ben presto di correre. Immagino che avessero cominciato troppo presto ad allenarsi duramente.

Incontro Oscar Barletta “Il Mago della maratona italiana” Anch’io corsi il rischio di lasciare l’atletica intorno ai 18 anni, per scelte sbagliate che spesso si fanno a quell’età e a causa degli studi. Fu all’età di 22 anni che conobbi mio marito LUCIANO MILANI, che mi spinse a ricominciare a correre seriamente. Poi conoscemmo OSCAR BARLETTA, il MAGO della Maratona Italiana. Oscar mi propose di Puntare tutto sulla MARATONA, senza perdere tempo, poiché secondo lui quella era la gara dove avrei ottenuto il massimo risultato. Non credevo minimamente alle sue affermazioni ritenendo insostenibile la distanza della Maratona. Accettai comunque la sfida. Cominciai la preparazione a settembre del 1988 e mi presentai alla partenza della mia prima maratona il 1° maggio del 1989: la Maratona di Roma. Fu un amore folgorante. Quella gara che non avevo mai preso nella giusta considerazione mi scosse e si impossessò del mio cuore e della mia mente: avevo finalmente trovato la mia vera strada. Sull’asfalto avevo iniziato per caso e sull’asfalto si sarebbe svolto il mio futuro agonistico. 

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